IN OGNI ESSERE UMANO, UN’ATTESA
La Lettera da Taizé per il 2010 in vista dell’incontro europeo dei giovani in Polonia, a Poznan, all’inizio del nuovo anno, è stata scritta con il contributo dei cristiani della Cina. Ne riportiamo qui un estratto.
Qualunque sia la nostra cultura, la nostra età o la nostra storia, abbiamo in comune un’attesa, una sete di pienezza di vita.
Più cerchiamo Dio, più facciamo questa scoperta sorprendente: è lui che per primo cerca noi. Nel libro del profeta Osea, Dio parla del suo popolo come un uomo della donna che ama: «La attirerò a me, la condurrò nel deserto e parlerò al suo cuore». Poi aggiunge: «Ti farò mia sposa per sempre … nella benevolenza e nell’amore».
In Gesù, questo desiderio per gli esseri umani diventa una realtà fatta di carne e di sangue. Cristo ha voluto rimanere vicino a noi per sempre e ne ha pagato il prezzo: con la sua morte sulla croce è sceso fino all’ultimo posto, divenendo l’innocente perseguitato senza ragione. E ora, risorto, ci trasmette lo Spirito Santo, presenza invisibile che ci attira verso la pienezza di Dio. In Gesù, questo desiderio per gli esseri umani diventa una realtà fatta di carne e di sangue. Cristo ha voluto rimanere vicino a noi per sempre e ne ha pagato il prezzo: con la sua morte sulla croce è sceso fino all’ultimo posto, divenendo l’innocente perseguitato senza ragione. E ora, risorto, ci trasmette lo Spirito Santo, presenza invisibile che ci attira verso la pienezza di Dio.
Il cuore umano trabocca di un’abbondanza di desideri e di aspirazioni: noi vorremmo tante cose, talvolta in contraddizione fra di loro. Ma sappiamo anche che non possiamo fare tutto, avere tutto. Lungi dal condurci a una triste rassegnazione, questa presa di coscienza può liberarci e aiutarci a vivere più leggeri.
Lasciamo dunque che si risvegli in noi la più profonda delle attese: il desiderio di Dio! È vero che lo spirito di meraviglia e di adorazione non è facile da mantenere nelle nostre società dove è valorizzata l’efficacia immediata. Eppure nei lunghi silenzi, dove apparentemente non accade nulla, lo Spirito Santo opera in noi, senza che sappiamo come.
Saper attendere … Esserci, semplicemente, gratuitamente. Metterci in ginocchio, riconoscere che Dio è presente. Aprire le mani in segno di accoglienza. Fare silenzio è già l’espressione di un’apertura a Dio.
Lasciare che la sete di Dio lavori dentro di noi non ci allontana dalle preoccupazioni del mondo che ci circonda. Al contrario, questa sete ci spinge a fare l’impossibile affinché gli altri gioiscano dei beni della creazione e trovino una gioia di vivere. Nel momento in cui la fede sembra scomparire in molte società, rinasce un’attesa spirituale. Sta a noi scoprire le parole giuste e semplici per rendere accessibile agli altri la fede che ci fa vivere.
Numerosi sono coloro che non possono credere che Dio li ama personalmente. Per alcuni la fiducia in Dio è resa impossibile dal peso di troppe prove. Allora, come esprimere meglio che Dio prende sul serio il dubbio e la ribellione di fronte all’assurdità? Gesù stesso ha condiviso la pena di coloro che sono nella prova esclamando sulla croce: «Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?».
Molti bambini crescono senza che mai nessuno dica loro che Dio li ama. Ci saranno giovani che accompagneranno uno o più ragazzi sul cammino della fede? Entrando nell’età adulta, alcuni perdono il loro attaccamento alla comunità cristiana. Molto spesso non si tratta di una decisione maturata, bensì di una successione di circostanze che relega la fede in fondo alla scala delle priorità. Fra amici, come aiutarsi a rinnovare un legame con la comunità dei credenti?
Succede allora che un divario si scava fra le conoscenze che riguardano la fede e quelle che sono state acquisite in altri ambiti. Una fede che rimane legata ad espressioni apprese durante l’infanzia difficilmente potrà far fronte ai quesiti dell’età adulta. Approfondire la comprensione del mistero della fede a ogni tappa della nostra vita può renderci felici. Dio ci chiama a trasformare il mondo, con grande ambizione ma anche profonda umiltà. Gli adulti possono incoraggiare i più giovani. Le giovani generazioni non sono meno capaci di quelle precedenti.
Iniziamo questa trasformazione da noi stessi: lasciamo che Cristo risorto cambi il nostro cuore, lasciamo che lo Spirito Santo ci conduca al largo per avanzare con coraggio verso il futuro. Rallegriamoci della sete che Dio ha posto in noi! Essa dona uno slancio a tutta la nostra vita. «Chi ha sete venga; chi vuole attinga gratuitamente l’acqua della vita».














