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In pericolo la libertà di educazione

Preoccupata la Chiesa in India per la libertà di insegnamento scolastico

MUMBAI, 30 ottobre. Le scuole del Gujarat devono ottenere l’autorizzazione del Governo dell’India prima di assumere professori e personale non docente. A sancirlo è una lettera circolare del Governo guidato dall’estremista indù, Narendra Modi, e confermata dalla Corte suprema dello Stato. In essa si ordina agli istituti che ricevono finanziamenti statali di presentare all’autorità pubblica i nomi dei candidati a nuovi posti di lavoro prima di assumerli.

Il decreto mira a garantire l’adeguata preparazione del personale docente delle scuole dello Stato e a evitare gli esuberi. Ma le minoranze temono che esso offra ampio spazio di interferenza nella gestione. degli istituti scolastici.

Padre Babu Joseph, portavoce della Conferenza episcopale dell’India (Cbci), ha espresso la perplessità della Chiesa per questa novità. «Da un lato – ha spiegato – la logica che sta dietro la mossa del Governo sembra avere delle buone ragioni, dall’altra può dar adito a un aumento spropositato di pressioni e controlli da parte di soggetti senza scrupoli che in questo modo possono intaccare l’autonomia delle istituzioni nel reclutare e assumere i loro staff» ..

Il portavoce della Conferenza episcopale ha affermato che «il timore che gli istituti possano avere organico in eccesso e non qualificato è infondato. Anzi, molte scuole delle aree rurali – ha sottolineato padre Babu – rischiano di chiudere per la mancanza di fondi e di personale. Il Governo dovrebbe affrontare seriamente questo problema».

Padre Babu resta in attesa di maggiori chiarimenti sul nuovo decreto del Gujarat, ma non nasconde l’inquietudine della Chiesa, già preoccupata per la nuova legge nazionale sull’educazione varata da New Delhi all’inizio dell’agosto scorso. La legge include la clausola 21in cui si afferma che tutti gli istituti che ricevono sovvenzioni dallo Stato devono costituire un comitato amministrativo che segua l’andamento della scuola composto da rappresentanti eletti dall’autorità locale, dei genitori degli alunni e degli insegnanti. Lo scopo del comitato è quello di far sviluppare un sempre maggior legame tra la comunità locale e la comunità locale e la scuola.

«Siamo preoccupati – ha spiegato il portavoce della Cbci – perché questa clausola offre un’eccessiva possibilità di intervento della politica nelle questioni amministrative. In secondo luogo le istituzioni sino a oggi hanno lavorato senza intoppi. Il nostro sistema ha funzionato bene con la soddisfazione di tutti e il direttore della scuola era deciso dal vescovo locale o dal superiore dell’istituto religioso insieme ai rappresentanti dei genitori e degli studenti. Non vediamo, dunque, un motivo ragionevole per cambiare sistema. In terzo luogo – ha aggiunto il sacerdote – la nostra esperienza ci dice che le scuole pubbliche che hanno leader politici nei loro comitati amministrativi non sono gestite bene. Per la Chiesa indiana il rischio molto concreto è che la clausola 21 danneggi la libertà garantita alle istituzioni cristiane. La legge – ha proseguito – rappresenta una fonte di preoccupazione per le oltre diecimila istituzioni cattoliche presenti nel Paese. Il pericolo che in alcuni Stati certe amministrazioni usino la legge per interferire nella vita degli istituti è reale».

In Kerala, nello Jammu, nel Kashmir e nello stesso Gujarat casi di ingerenza da parte di politici locali sono frequenti. La Cbci ha già ribadito più volte di voler discutere del problema con il ministro per lo Sviluppo delle risorse umane per salvaguardare la libertà e i diritti garantiti dalla Costituzione alle minoranze e continuare la collaborazione con il Governo per un’educazione di qualità a tutti i ragazzi dell’India. Le scuole cattoliche, unite a quelle protestanti, forniscono un contributo importante al sistema educativo del Paese, per la maggior parte affidato a istituti privati.

«Il sessanta per cento dei nostri istituti – ha concluso il portavoce della Cbci – si trovano in aree rurali e raggiungono i ragazzi più poveri ed emarginati della società che rappresentano il cinquantacinque per cento della popolazione scolastica. Nei nostri istituti studiano ragazze, spesso escluse dall’istruzione, e solo una piccola parte degli alunni è costituita da cristiani, perché la maggioranza è indù, musulmana o di altre fedi».
In India, la comunità cristiana ha lavorato molto per sviluppare l’educazione. Alcune scuole cattoliche hanno più di centocinquant’anni e sono molto apprezzate.

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