India: elezioni e violenze - dossier

E’ tempo di elezioni in India e i risultati si sapranno tra qualche settimana. Le elezioni, infatti, richiedono molto tempo per le 543 circoscrizioni, i 714 milioni di elettori e gli oltre 800 mila seggi elettorali (non sufficienti per coprire bene tutto il territorio e la mole di elettori, che dovranno votare a turno), cifre notevoli per un paese in cui oltre un terzo degli adulti è analfabeta. L’incredibile frammentazione politica dell’India è una delle caratteristiche fondamentali di questo grande paese: oltre 40 partiti politici avevano seggi nel Parlamento uscente e i vincitori di queste elezioni dovranno mettere insieme tante realtà diverse, soprattutto regionali e, in alcuni casi, di discutibile assonanza politica. Dalle elezioni uscirà il (forse) nuovo corso della politica interna indiana e (sempre forse) sapremo come verrà trattato il tema scottante degli attacchi ai cristiani, per ora semplicemente ridimensionato e debolmente affrontato.
E’ notizia di questi giorni che Rubina Ali, piccola star dello splendido film The millionaire, è stata “messa in vendita” dal padre per svariati milioni di rupie. In realtà si tratta di un tentativo di darla in adozione guadagnandoci molto denaro, fatto questo smentito dal padre, ma che secondo i giornalisti del settimanale britannico News of The World sarebbe vero. Questa vicenda di cronaca ci ricorda che l’India è un pianeta in piena evoluzione, attraversato dalla globalizzazione, dal vento del capitalismo (con i suoi aspetti positivi e negativi), un paese che cresce in periodo di crisi al 4/5%, ma che è composto per il 70% da contadini delle zone rurali che assolutamente non beneficiano di questa crescita (anzi risentono i pesanti effetti negativi dell’inflazione, ora leggermente mitigati). In questo paese, che ancora viene considerato la più grande democrazia del mondo, negli ultimi tempi le violazioni dei diritti umani sono cresciute esponenzialmente, soprattutto da parte degli integralisti indù, e questa vicenda diventa un emblema della situazione sociale indiana, utile a rivedere l’immagine stereotipata che molti hanno ancora di questo paese.
Sono forse finiti gli attacchi in Orissa? Stanno forse migliorando le condizioni di vita delle migliaia di cristiani fuggiti alla follia omicida degli integralisti indù? Eccovi alcuni flash per rispondere a questa domanda. Il 31 marzo scorso, nello Stato di Rajasthan, un gruppo di estremisti del VHP ha attaccato un gruppo di studenti del centro biblico e dello staff della Believers Church, cercando anche di estorcere del denaro. A Kerala è stato brutalmente picchiato un evangelista, accusato dagli estremisti di obbligare la gente a convertirsi. Nello stato di Punjab, un altro pastore è stato malmenato assieme ad altri 6 credenti (tra cui donne e minori, di cui versa in non buone condizioni). Il giorno seguente oltre 200 estremisti indù hanno attaccato la chiesa, bruciando il crocifisso, le Bibbie e i libri cristiani, e picchiando i presenti. Nello stato di Himachal Pradesh, due missionari sono stati seriamente feriti dai soliti gruppi di estremisti, i quali hanno provveduto anche a dar fuoco ai loro averi. Nello stato di Madhya Pradesh alcuni estremisti hanno forzato la casa di un pastore, usando del gas per incendiarla, provocandone la quasi totale distruzione.
Questi sono solo alcuni esempi della situazione in India, il comune denominatore è che in tutti questi casi i colpevoli non vengono puniti, fomentando un sentimento di onnipotenza nei numerosi e organizzati gruppi di estremisti indù (spesso finanziati da partiti e movimenti). Quanto alla situazione in Orissa, possiamo dire che rimane instabile, che c’è molto da fare e molto da temere, purtroppo.

















